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Il peso di una promessa

Campo da calcio in erba con linea bianca laterale in primo piano e porta sullo sfondo al tramonto

Nei giorni prima di un evento che ci espone, la mente anticipa scenari.

Nel caso dei ragazzi under 18 che giocano il Torneo di Viareggio, la comparsa di pensieri come non ci sarà una seconda occasione può condizionare e congelare  la gioia che provano pensando al loro sogno - essere confermati, essere scelti, diventare più di una “giovane promessa”.
In questa fase della carriera sportiva - quella che precede la maturità anagrafica - la paura deve trovare un posto, deve essere accolta, non schiacciata o, peggio, negata.

Quando il torneo inizia il giovane calciatore può vivere di fatto un conflitto interno.
Da una parte c’è il desiderio di esporsi, rischiare con una giocata ben pensata, emergere, dall’altra parte proprio la paura, perché anche l’ autostima e l’identità sono all’esordio. In mezzo c’è il corpo.

Il pensiero dell’infortunio lavora nella mente dei ragazzi ed ha un peso specifico: stop alla continuità dimostrata, perdita di visibilità, sensazione di essere buttati fuori. Non è il dolore fisico a spaventare, è l’idea di sparire proprio mentre si vorrebbe essere visti da tutti - soprattutto dagli osservatori.
Farsi male, rompersi prima, durante o subito dopo un Torneo come quello di Viareggio non è solo un evento fisico. Per un ragazzo che sa di essere valutato — per esempio perché è al rientro — può diventare un pensiero ossessivo, dimostrare di essersi ripresi, farlo vedere. Ed è così che il campo smette di essere uno spazio di gioco.

Il torneo finisce.Ho giocato bene, sarò contattato. Poi arriva l’attesa. E se non succede? Anche senza essersi fatti male, il corpo può restare in allerta. Se invece l’episodio c’è stato, il contatto c’è, la mente rilegge tutto attraverso quel momento. Da una chiamata attesa, che non arriva, possono nascere dubbi sul proprio valore personale.Gli adulti di riferimento delle giovanili hanno dunque una grande responsabilità e un compito chiaro, che va al di là dell’accompagnare all’allenamento e del supporto per raggiungere il risultato: aiutare i ragazzi a sentirsi visti anche quando il futuro non dovesse legarsi al successo sportivo.In questi momenti di così grande esposizione, come il Torneo di Viareggio, è probabilmente la preparazione psicologica degli adulti che fa la differenza per il futuro dei giovani calciatori.

Elena Conforti

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